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Vendite al dettaglio in crisi profonda, la Confcommercio di Terni lancia l'allarme e spera nella nuova finanziaria
Smaltito l’effetto statistico favorevole collegato alle festività pasquali, che aveva fatto erroneamente pensare ad un exploit delle vendite in aprile, il fatturato del commercio al dettaglio locale, misurato in termini reali, è tornato drammaticamente negativo in giugno, segnando un -1,8% rispetto allo stesso mese del 2002. Questa l’analisi della Confcommercio ternana sui dati relativi alle vendite al dettaglio nel mese di giugno. Si tratta di una situazione da allarme rosso – sottolinea l’Associazione di categoria – che deve essere fronteggiata con iniziative adeguate, da individuare nella prossima legge finanziaria, in assenza delle quali lo spettro di una severa recessione potrebbe trasformarsi in realtà. Il dato negativo di giugno, infatti, riflette la flessione delle vendite, -3,8%, nelle piccole e medie imprese, e la fase di sostanziale stagnazione che sta caratterizzando anche le grandi imprese della distribuzione, come testimonia la crescita zero in termini reali, che diventa positiva, appena lo 0,8%, solo per le vendite di prodotti alimentari. Il comparto che continua ad attraversare la crisi più profonda è quello non alimentare, dove la presenza delle piccole e medie imprese è ancora prevalente. Nelle piccole superfici di vendita, infatti, il segmento non alimentare ha accusato una pesante flessione del 4% rispetto a giugno 2002, con picchi negativi allarmanti per abbigliamento e calzature (-6,8%) dove ha giocato l’attesa dell’avvio dei saldi estivi, utensileria casa e ferramenta (-4,6%) ed elettrodomestici, radio, Tv, registratori (-6,1%). Siamo dunque di fronte ad una situazione talmente precaria - conclude la Confcommercio – ed estesa a tutte le formule distributive, da richiedere, se si vuole evitare un vero e proprio collasso del mercato, interventi a livello sia locale che centrale da autentica terapia intensiva.
4/9/2003 ore 12:35
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