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Osservatorio dei prezzi: gli umbri tendono ad acquistare prodotti di qualità, l'indagine della Regione ha riguardato anche il territorio di Narni
Gli umbri tendono ad acquistare prodotti di qualità. E’ uno dei primi dati che emerge dalla rilevazione compiuta dall’“Osservatorio regionale dei prezzi” nei primi cinque mesi dell’anno, sui 38 beni che compongono il “minipaniere” individuato per otto comuni dell’Umbria. Il primo risultato del monitoraggio è stato reso noto nel corso di un convegno, presenti il presidente del Consiglio regionale, Mauro Tippolotti e l’assessore regionale alle attività produttive, Ada Girolamini. Lo studio, che è partito nel dicembre scorso, ha tenuto sotto osservazione i 38 prodotti individuati dal Dipartimento di statistica dell’Università di Perugia, dall’Ufficio regionale dell’Istat, dalla Consulta regionale dei consumatori e utenti, dalle associazioni dei consumatori, dai sindacati e dall’Anci. “La collaborazione con l’università – ha affermato l’assessore Girolamini – si è dimostrata positiva e la raccolta dei dati è utile per capire l’evoluzione dei consumi e dei prezzi nella regione. I risultati di questo lavoro dovranno servire per attivare politiche a tutela dei consumatori, in particolare quelli che si collocano nella fascia più debole dal punto di vista economico”. Il presidente del consiglio regionale, Tippolotti, ha ricordato che “l’Umbria è stata tra le prime regioni italiane a prevedere nel proprio Statuto un articolo a difesa e tutela dei consumatori”. Nel paniere sono stati inseriti prodotti di largo consumo, in gran parte si tratta di beni alimentari, che hanno un maggior peso sulla ‘spesa’ delle famiglie umbre. “Dalle prime valutazioni – ha detto il responsabile scientifico del progetto ‘Osservatorio prezzi”, Pierluigi Daddi – è emerso che il prezzo medio del prodotto più venduto supera quello medio generale. Ciò significa – ha aggiunto – che la scelta degli umbri è orientata per alcuni prodotti verso la qualità e che i consumatori hanno capacità di spesa. Inoltre, l’indice mette in risalto che sul territorio regionale non esistono ampie sacche di povertà che comprimono la qualità dei consumi e i prezzi”. La dirigente dell’Istat regionale, Rita Bartoloni, ha evidenziato che “ciò vale in teoria, perché poi in pratica difficilmente il consumatore ha la possibilità di scegliere il prezzo più conveniente perché è sempre più complicato dedicare molto tempo alla selezione di un prodotto nei vari esercizi commerciali. Spesso – ha aggiunto – nella scelta del prodotto giocano un ruolo importante oltre alla ricerca della qualità, anche il fatto di essere affezionati ad un negozio oppure ad una marca”. Dall’indagine emerge anche che i comportamenti dei consumatori non sono omogenei in tutti i comuni coinvolti nel monitoraggio, (Perugia, Città di Castello, Foligno, Todi, Spoleto, Terni, e Orvieto, mentre a Narni l’analisi dei dati è in fase di ultimazione). “A Terni, Perugia e Orvieto la maggior parte dei prodotti acquistati nei negozi è a costo elevato – ha riferito Daddi - in particolare la tendenza si nota ad Orvieto. I consumatori di Città di Castello invece si rivelano più attenti al costo”. I prodotti per i quali gli umbri preferiscono spendere di più sono la carne fresca a 9,88 euro contro un prezzo medio di 8,8, il detersivo per la lavatrice, la pasta, il parmigiano, l’acqua minerale. Le rilevazioni sono state effettuate in negozi che riflettono la tipologia commerciale degli otto comuni monitorati. Circa la metà della spesa (47 per cento) dagli umbri viene effettuata nei negozi tradizionali e solo il 25,13 per cento degli acquisti gravita intorno ai grandi magazzini. “Comunemente si pensa che i prezzi dei prodotti siano quelli dei supermercati – ha riferito Daddi, invece non è così perché ci siamo basati su diversi tipologie di distribuzione visto che i grandi supermercati sono presenti prevalentemente a Perugia e Terni”. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i numeri indici dei prezzi al consumo, “indicatore inflazione”, che consentirà di confrontare l’andamento dei prezzi nei singoli comuni e di arrivare, alla definizione dell’indice regionale d’inflazione.
A proposito dell’aumento dei prezzi è stato sottolineato che nel comune di Terni l’incremento pari al’1,4 per cento registrato a maggio di quest’anno rispetto a maggio 2003, è riconducibile essenzialmente al settore della ristorazione e pubblici esercizi, un comparto che aveva mantenuto i prezzi bloccati per circa 11 mesi . A Perugia l’indice ha registrato una variazione pari a +0,3 per cento. Per il presidente nazionale del “Movimento consumatori”, Lorenzo Miozzi, “il progetto dell’ ‘Osservatorio regionale dei prezzi’ ha il pregio di tener conto delle osservazioni mosse dalle associazioni dei consumatori ed ha introdotto nel ‘minipaniere’ prodotti ad alta frequenza di acquisto che incidono realmente sulla spesa delle famiglie italiane”. All’incontro era presente anche Daniela Primicerio del Ministero delle attività produttive e vari rappresentanti delle associazioni a tutela dei consumatori.

4/7/2004 ore 16:35
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