Giovedì 09/07/2020
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Narni Scalo: grande successo per la "prima" de "Le vie del cinema". Stasera un altro colossal: "in nome della legge"
Dopo la serata di esordio che ha visto la partecipazione di un grandissimo pubblico, prosegue a Narni Scalo “Le vie del cinema” la rassegna di pellicole restaurate organizzata dal Comune di Narni, e giunta alla sua decima edizione. Quest’anno la rassegna, diretta da Alberto Crespi e Giuliano Montaldo, propone un omaggio ad alcuni grandi autori “dimenticati” della settima arte che, però, hanno fatto la storia del cinema italiano del dopoguerra. Stasera è in programma un altro grande capolavoro firmato da Pietro Germi, si tratta di “In nome della legge”, un film girato nel ’49 e con un cast di attori importanti quali Massimo Girotti, Saro Urzì e Camillo Mastrocinque. Prima del film il consueto appuntamento con il cabaret: stasera sul palco salirà un altro talento: Stefano Vigilante. Il comico presenta uno spettacolo di taglio teatrale con forti sferzate verso il cabaret, con una nutrita galleria di personaggi e situazioni: "Romolo e Remo – Il ventriloquo - La valigia anarchica", e il numero più richiesto ed apprezzato: "Il segreto del cabaret", numero che per il suo contenuto ha avuto riconoscimenti da intellettuali e professionisti ricevendo, tra l'altro, un rinomato premio comico teatrale. Un'enciclopedia del teatro che alterna comicità di situazione con quella di battuta; la mimica facciale e il movimento portati all'esasperazione unito ad un testo "essenziale", creano, in un linguaggio universale, situazioni incredibili ed esilaranti siparietti.
Riguardo al film in programma stasera, va ricordato che “In nome della legge” è stato girato nel 1949 e che venne diretto dal grande Pietro Germi con Massimo Girotti, Jone Solinas, Camillo Mastrocinque, Charles Vanel, Turi Pandolfini, Saro Urzì. Si tratta di una edizione restaurata a cura del Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale con il contributo del Comune di Scanno nell'ambito del progetto Adotta un film. Il film parla di un giovane pretore che si trova in un piccolo centro della Sicilia dominato dalla mafia; tutti lo avversano tranne Paolino, un giovane e onesto lavoratore. Le ingiustizie e i soprusi sono all'ordine del giorno. Quando, deluso e amareggiato, il pretore decide di andarsene, è l'omicidio di Paolino che lo induce a restare per combattere la mafia con tutti i mezzi.
"Il 2004-speiga Alberto Crespi-è l’anno in cui il western italiano compie 40 anni (nel ’64 uscirono “Per un pugno di dollari” di Leone e “Una pistola per Ringo” di Tessari). Eppure, rivedere “In nome della legge” di Germi ci farà scoprire che il western, in Italia, esisteva già, fin dagli anni ‘40. Germi parla della mafia, e di un giovane pretore coraggioso che la sfida: l’audace sceriffo contro i feroci banditi, sullo scenario di un paese pauroso e omertoso. I paesaggi – in un fantastico bianco e nero fotografato da Leonida Barboni – sono quelli della Sicilia, ma sembra di vedere la Monument Valley. Se è possibile citare delle fonti, dovremmo rifarci a “Sfida infernale” di Ford (che è del ’46, tre anni prima, e che Germi non poteva non aver visto). Viene in mente anche “Mezzogiorno di fuoco” di Zinnemann, con lo sceriffo Gary Cooper (che però è del ’52, tre anni dopo: e se Zinnemann avesse visto il film di Germi?). “In nome della legge” conferma in Germi il più grande “autore di genere” del nostro cinema. Sembra un ossimoro, ma non lo è: in Italia gli autori hanno saputo usare i generi (la commedia in primis, ma anche il dramma, il western, l’avventuroso, l’horror) per raccontare la realtà del paese tenendo in vita la grande lezione del neorealismo".
7/7/2004 ore 11:23
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