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Narni: Rifondazione Comunista interpreta male le parole del parroco e le usa per muovere critiche alle politiche turistiche del Comune
E’ una storia di preti, di assessori e di comunisti. Una di quelle storie dentro alle quali il grande Giovanni Guareschi ci avrebbe sguazzato e tirato fuori gli spunti per scriverci un racconto sul mitico “Zibaldino”. Tutto comincia qualche giorno fa, in occasione di una conferenza riguardante i temi turistici del territorio narnese ed alla quale prendono parte rappresentanti di varie istituzioni, di associazioni ed anche della chiesa locale. Si parla di valorizzare al massimo i beni culturali della città e di aprire al pubblico, anziché lasciarle chiuse, le chiese del circondario, alcune delle quali figurano in tutte le più importanti guide turistiche. Alla conferenza è stato invitato anche il parroco della Cattedrale Don Francesco De Santis, il quale esprime il proprio pensiero riguardo alla questione, ma qualcuno, evidentemente, interpreta al contrario le parole del prete e coglie l’occasione per montare il “caso”. E’ Carlo Spadini, del direttivo narnese di Rifondazione Comunista, che dalle parole del sacerdote ricava alcuni significati ai quali si aggancia per attaccare ferocemente la giunta comunale. “Il parroco ha chiesto aiuto perché la parrocchia non possiede le risorse necessarie a garantire l’apertura delle numerose chiese medievali della città e quindi ha auspicato un intervento da parte dell’amministrazione comunale. Ma le risposte date dall’assessore al turismo Gianni Di Mattia fanno comprendere l’attuale stato delle casse comunali ed il concreto futuro che si prospetta per la Narni dei musei. Per tenere aperte le chiese e poterle ammirare, egli ha detto, si dovrà ricorrere alla collaborazione delle associazioni esistenti sul territorio. Questo ci fa capire chiaramente che non ci sono soldi per poter sperare nella creazione di una rete museale cittadina che rimanga aperta al pubblico e che quindi attragga turismo”. Le dichiarazioni di Spadini vengono però “smontate” dallo stesso Don Francesco: “Non ho mai detto che il Comune deve accollarsi l’onere economico della gestione delle chiese – spiega il sacerdote – piuttosto che per tenere aperte alcune di queste chiese, quelle più isolate, è indispensabile trovare un custode che sorvegli la struttura ed eviti che qualche malintenzionato compia degli atti sacrileghi, come è purtroppo già avvenuto in passato. Questo può avvenire attraverso la collaborazione di semplici cittadini o altre forme di volontariato non necessariamente creando un aggravio di costi sul bilancio comunale”.
18/11/2005 ore 5:39
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