Mercoledì 11/12/2019
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Narni: male il commercio nel centro storico, bene allo Scalo, meglio ancora i mercati rionali
Il commercio ambulante va a gonfie vele. Tanto da funzionare meglio di quello fisso. Almeno nel centro storico di Narni, dove i negozi continuano inesorabilmente a chiudere. Il Comune ha adottato una strategia che si sta rivelando vincente, agevolando al massimo delle sue possibilità gli iter relativi al rilascio di autorizzazioni per la creazione di nuovi mercati rionali. Così dopo quello di Testaccio è stato aperto recentemente quello di San Liberato, con grande soddisfazione dei residenti. L’assessorato al Commercio sta inoltre valutando altre richieste arrivate dalle frazioni di Ponte San Lorenzo e Montoro dove i cittadini chiedono da tempo che venga istituito un piccolo mercato settimanale. La fase di rilancio di questo settore del commercio sembra coinvolgere anche il mercato del sabato mattina che si svolge da anni al Suffragio. Dopo un lungo periodo di crisi sembra che i narnesi del centro abbiano ripreso a frequentare il grande piazzale situato sotto a via Roma, tanto che è tornato a crescere anche il numero degli ambulanti che lo frequentano. Ma a fare la parte del leone rimane il mercato di Narni Scalo, il più grande in assoluto di tutto il comprensorio narnese. Qui la tipologia dei prodotti esposti è assai più varia, come è di tutt’altra natura e dunque molto più consistente il numero degli ambulanti che ogni venerdi mattina espongono le loro merci in piazza della Libertà. D’altronde Narni Scalo, con i suoi 7.000 abitanti non ha mai risentito, fino ad oggi, della crisi che si registra nel settore del commercio e a differenza di quanto accade nel centro storico, qui vengono continuamente aperte nuove attività. Il segno rosso riguarda dunque solo il centro storico dove negli ultimi venti anni hanno chiuso decine di esercizi e quelli che sono rimasti hanno grosse difficoltà per tenersi a galla. Il Comune ha tentato varie soluzioni per venire incontro ai commercianti ma nessuna è stata in grado di bloccare il processo involutivo che si è andato ad innescare. Il problema maggiore è rappresentato dal calo costante dei cittadini residenti che si è registrato in città dagli anni ottanta ad oggi. Diminuendo sensibilmente il numero degli abitanti diminuiscono anche i consumi, da qui la forte crisi che ha attanagliato il settore. Tanto per fare degli esempi un tempo nel centro storico tra macellerie, negozi di alimentari e di frutta e verdura si contavano più di 20 esercizi, mentre oggi se ne contano meno della metà. Per non parlare di attività riguardanti l’abbigliamento o altri generi considerati di “seconda” necessità (elettrodomestici, ferramenta ed elettricità) la cui presenza oggi è ridotta ai minimi termini. L’arrivo della popolazione universitaria ha dato una boccata di ossigeno a determinate attività come bar, e alimentari, ma non ha cambiato di una virgola la situazione che si registra nelle altre categorie. I narnesi del centro storico (i pochi rimasti) vanno a fare la spesa nei centri commerciali e preferiscono aspettare il sabato per fare altri acquisti e risparmiare su molti prodotti.
14/1/2012 ore 0:29
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