Sabato 14/12/2019
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Narni: lo storico negozio di alimentari Arbuatti ha chiuso, il malinconico ricordo dei vecchi clienti
Lo storico negozio di alimentari “Arbuatti” sito in via Garibaldi a Narni, ha chiuso i battenti. Dopo quasi cinquant’anni gli attuali gestori hanno deciso di abbassare definitivamente le saracinesche. Una scelta, la loro, presa a malincuore e dettata dalla crisi economica che da ormai molti anni attanaglia il paese ed in modo particolare il centro storico di Narni. Un gruppo di “clienti affezionati” dell’alimentari Arbuatti ci ha inviato una lettera, attraverso la quale hanno voluto testimoniare affetto, riconoscenza e solidarietà alla famiglia Arbuatti. “Quando la Signora Nadia – scrivono i clienti -, deciderà di togliere i caratteri in bronzo che per mezzo secolo hanno formato, sul timpano in marmo del portale ad ogiva, l’insegna del negozio, la pietra manterrà l’impronta del nome e i numeri di quella data finché, o il tempo li cancellerà del tutto, o qualche altra ‘etichetta’ li nasconderà per sempre. Peccato, perché Narni ha perso un altro di quei negozi che venivano gestiti in modo famigliare, con lo stile che distingue il prodotto tipico artigianale. Uno di quei rari negozi dove, ancora oggi, il cliente viene consigliato nelle scelte e assecondato nelle sue preferenze alimentari con l’aggiunta, a richiesta, di ricette culinarie. Un ambiente, più che un’attività commerciale, dove è meglio se non si ha fretta, per gustare il suo clima particolare e mentre si aspetta ci si scambiano due parole. Si parla dei figli, delle fatiche per tirare avanti, delle vacanze: chi le ha fatte, chi non le può fare. Di tanti altri argomenti, compresi quelli che con il gergo dialettale coloriscono la richiesta di una spesa su misura: ‘..Oggi non so che ‘ffa’ pe’ mi’ maritu, a quellu non ji sta’ mai ‘bbene gnende’ Oppure: ‘domani c’ho a pranzu pure i nipoti, tu che me conziji?’. Un luogo di incontro che alle volte può somigliare ad una sala d’aspetto del medico, o trasformarsi in un palcoscenico dove si simulano e ripropongono scene viste o vissute, oppure si può venire a conoscenza di fatti prima ancora che se ne occupi la carta stampata. Alla fine di ogni giorno, chi sta dall’altra parte del banco di vendita, oltre a fare i conti degli incassi, ripensa anche ai modi di porsi che ha visto nelle persone, dei clienti che ha servito: i maleducati; gli arroganti; gli eterni insoddisfatti; i gentili; quelli pretenziosi; quelli più raffinati e amabili; quelli che gli hanno detto ‘faccia lei’, o ‘fa un bo’ te’…A tutti, comunque, occorre rispondere sempre con garbo e cortesia ed a sera, alla stanchezza del lavoro si somma anche quella della replica paziente. Il modo cambia, i centri storici somigliano sempre di più a contenitori di ‘eventi’. Sembra esserci un’indifferenza verso chi invece vi abita e vi conduce una vita normale. C’è la giovane famiglia, padre e madre che hanno scelto di abitare a Narni capoluogo: devono andare ogni mattina al lavoro, portare i propri figli a scuola, coltivare relazioni sociali; c’è l’anziano, c’è chi vive nella malattia, c’è la persona sola. Esiste, una comunità di persone con i loro bisogni ed esigenze. Il supermercato, anche se dista appena un chilometro, è troppo lontano; comperare una fettina di carne alle volte è come cercare l’acqua nel deserto. Basta una semplice influenza e per molti la vita si complica molto. Non si è sempre giovani: salite, scalinate, dentro e fuori, rendono le abitazioni simili a delle prigioni. Sembra, può darsi sia un’impressione, che non ci si renda conto che in certe condizioni, per alcuni, portare avanti un’esistenza dignitosa, è molto faticoso. Andare sotto casa, comprare il necessario, scambiare due parole, è una grazia di Dio. Sarà per questo che da tanti anni vengono definiti ‘negozi di vicinato’. Guardare e non vedere, sentire ma non ascoltare, da l’impressine di essere lontani dalle esigenze di una collettività che ha dei bisogni quotidiani da soddisfare. Nell’oscurità più nera, basta un fiammifero, una candela. Più ‘candele’ ci sono e più luce c’è per guardarsi gli uni con gli altri, per comunicare, per vedere quello che ci circonda. Le luci nei centri storici, si stanno spegnendo. Un patrimonio fatto di nomi e cognomi, di persone vive, appassionate, amanti della città in cui sono nate e vissute, orgogliose di investire su di essa, abbandona. Quando va bene, rispondendo alle inesorabili leggi di mercato, i locali riaprono, spesso restano luoghi bui, come le orbite di un teschio. Comunque grazie alla famiglia Arbuatti, nel ricordo di Vito, ma soprattutto a Nadia sua moglie che con animo operoso ha mantenuto il negozio per i 49 anni al servizio della comunità di Narni. Grazie per il cuore messo, insieme alle due figlie Elga e Vanessa, nel gestire l’attività commerciale di generi alimentari sempre piena di prodotti scelti e di qualità. Grazie – scrivono i clienti riferendosi alla signora Nadia -, per aver contribuito a lasciare un buon ricordo di Narni agli ospiti, ai turisti, alle generazioni di scolari che hanno portato a scuola nei loro zainetti panini conditi con… amore. Grazie da chi per anni ha fatto la spesa da te. Auguri per la tua nuova vita al di qua del bancone, per un futuro da vivere nella meritata quotidianità di madre, nonna, amica, come hai desiderato”.
3/1/2017 ore 3:35
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