Venerdì 06/12/2019
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L'assessore regionale alle politiche sociali ha visitato le carceri umbre ed ha chiesto di istituire in Umbria un garante per i diritti dei reclusi
"Istituire anche in Umbria l'ufficio del garante dei diritti dei detenuti per tutelare le persone private della libertà ed assegnare alla pena la reale funzione rieducativa in sintonia alle norme costituzionali": è la proposta lanciata dall'assessore regionale alle politiche sociali, Damiano Stufara, durante la conferenza stampa, che si è svolta stamani a Perugia, per fare il resoconto sulle visite che ha effettuato la scorsa settimana nelle carceri di Terni, Perugia, Orvieto e Spoleto. "Presto presenterò alla Giunta la bozza di un progetto di legge per l’istituzione di questa figura, già presente nella Regione Lazio, che dovrà fare da tramite tra le istituzioni penitenziarie e le persone ristrette - ha detto Stufara - Obiettivo del lavoro del garante dei diritti dei detenuti sarà quello di denunciare le situazioni di rischio, non solo di coloro che scontano la pena negli istituti, ma anche di chi è agli arresti domiciliari e di chi è soggetto a interdizioni. Il garante in pratica, dovrebbe assumere iniziative per assicurare che alle persone detenute, in riferimento alle competenze regionali, siano erogate prestazioni che tutelino il diritto alla salute, al lavoro, all’istruzione, alla formazione professionale ed al trattamento di risocializzazione. Ad ogni modo - ha aggiunto l'assessore - devo riconoscere che durante le mie visite è emerso un grande impegno della gran parte dei direttori degli istituti di pena umbri che lavorano per umanizzare le condizioni di vita dei detenuti puntando sull'organizzazione di attività, sulla formazione e sulla strutturazione di una rete di supporto alla loro attività". Stufara ha poi messo in risalto che il numero, "decisamente alto", di detenuti ristretti negli istituti umbri, "ad una prima impressione non fa pensare alla funzione di recupero della pena. Ma il sovraffollamento, legato in particolare a pene per reati minori, sposta il problema sul sistema penale italiano e non sulle responsabilità delle amministrazioni penitenziarie che fanno già tanto in condizioni difficili". “Visitando i quattro istituti penitenziari umbri – ha riferito l’assessore – ho potuto in prima persona verificare le effettive condizioni di vita della popolazione carceraria e di lavoro del personale penitenziario".
"Devo dire che le carceri umbre rappresentano una positiva eccezione nel panorama degli istituti italiani, e ciò mi viene confermato sia dai direttori degli istituti, con i quali ho avviato un rapporto che spero sia proficuo di collaborazioni, sia dal presidente dell'associazione 'Antigone', Patrizio Gonnella, che mi ha accompagnato in alcune visite. In ogni caso occorre moltiplicare gli sforzi e le azioni per migliorare le condizioni di vita dei detenuti e per assicurare, a fine pena, una possibilità concreta di inserimento nella società. Per il sistema penitenziario la Regione Umbria ha fatto molto - ha continuato l'assessore - ma si potrebbe fare di più". Tra le azioni realizzate è stato posto l'accento sul Protocollo d'intesa firmato nel 2001 tra la Regione ed il Ministero della Giustizia che prevedeva varie iniziative che si stanno realizzando. Inoltre, è stata segnalata la convenzione stipulata tra la Regione ed Ora d'Aria per la quale, anche quest’anno, sono stati investiti 40 mila euro che permetteranno all'associazione di lavorare nelle carceri umbre dove svolge attività di segretariato sociale, di accompagnamento per permessi, organizzazione di spettacoli ed altro. Inoltre c'è tutto il settore della formazione che la Regione delega alle Province. Durante l'incontro l'assessore Stufara ha messo in evidenza che il Governo avrebbe dovuto emanare un decreto per trasferire le competenze relative all’assistenza sanitaria per la popolazione detenuta alle Regioni "che devono rivendicare questa titolarità - ha detto - proprio per migliorare l'assistenza dei detenuti. Inoltre, tra i nostri obiettivi - ha concluso l'assessore - c'è anche quello di potenziare tutta la rete di assistenza per prendersi in carico i detenuti a fine pena visto che questo rappresenta un momento critico. Con la visita nelle carceri cercheremo di stimolare l'attenzione dell'opinione pubblica su queste tematiche. Inoltre, vorrei invitare i consiglieri regionali a visitare personalmente gli istituti per conoscere meglio questa situazione delicata".
LA SCHEDA
Ad una prima impressione appaiono come contenitori di marginalità sociale, sempre più sovraffollate, multietniche e con una carenza cronica di personale, ma da un'analisi attenta emerge, nella maggioranza dei casi, l'impegno a trasformare la detenzione in recupero della persona attraverso le attività di formazione ed il lavoro. E' quanto emerge dall’ultima rilevazione del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria del 31 dicembre 2004. Dal rapporto fornito all’“Osservatorio della Regione Umbria” risulta che nel secondo semestre del 2004 la popolazione penitenziaria nella regione era di 987 detenuti, un numero prossimo a saturare la capienza massima.
I detenuti che lavorano alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria sono risultati 692, mentre altri 154 svolgevano altre attività per conto di imprese, cooperative ed altri datori di lavoro esterni. Tra le principali difficoltà segnalate dal provveditorato regionale c'è il consistente numero di detenuti del circuito di alta sicurezza reclusi negli istituti di Spoleto e Terni, dove i detenuti sottoposti al regime “41-bis” ammontano al 20,2 per cento di quelli presenti sul territorio nazionale, mentre i detenuti sottoposti al regime di elevato indice di vigilanza ristretti nel carcere di Spoleto corrispondono al 10,9 per cento di quelli presenti sul territorio nazionale. Il 30 per cento della popolazione penitenziaria è composta da migranti con punte del 47,3 per cento per l’istituto penitenziario di Perugia e 48,6 per quello di Terni. Il fenomeno rende ancora più gravoso il compito degli operatori penitenziari che già soffrono di una forte carenza di personale che, a livello operativo, determina problemi di gestione specie negli istituti di Terni e Spoleto caratterizzati – come detto - per la presenza di detenuti del circuito di alta sicurezza. Le nazionalità più rappresentate sono il Marocco, l'Algeria, la Romania, il Perù, l'Equador. Vista l'elevata presenza di stranieri, nell'istituto di Perugia è stato attivato uno sportello informativo finanziato dalla Regione Umbria e gestito da Arci Ora d'Aria e dal Cidis. Significativa anche la presenza di detenuti dipendenti da sostanze ed alcool: gli istituti con maggior numero di soggetti dipendenti sono quelli di Terni e Perugia, mentre nel secondo semestre del 2004 i detenuti sottoposti a terapia metadonica sono stati 69 nella casa circondariale maschile di Perugia, 21 nella sezione femminile, 43 in quella di Terni e 10 nel carcere di Orvieto. Sempre nello stesso periodo i detenuti sottoposti a screening per Hiv sono stati 137, due sono risultati positivi. Per gli alcolisti invece sono previsti interventi di prevenzione cura e riabilitazione con i servizi e le associazioni. In quanto alla salute mentale il dato di richieste di consulenze psichiatriche non è risultato rilevante. Solitamente l'emergenza psichiatrica è gestita dai servizi sanitari interni ma una convenzione con la facoltà di medicina in particolare con i corsi di specializzazione in psichiatria prevede lo svolgimento di tirocini all'interno degli istituti di pena. Tra i dati forniti dall'amministrazione penitenziaria ci sono anche quelli degli eventi critici che hanno coinvolto direttamente la persona dei detenuti: in particolare gli atti di autolesionismo sono stati 45, con una prevalenza nell'istituto d Perugia (23), 15 i tentavi di suicidio, un caso di suicidio, 26 ferimenti, 45 detenuti sono stati coinvolti nello sciopero della fame, 16 hanno rifiutato il vitto e le terapie. Inoltre 3 detenuti sono evasi dal permesso premio e di necessità e 16 sono stati coinvolti in proteste varie. La normativa che ha permesso il lavoro in carcere ha reso significativo il ruolo svolto dai centri per l’impiego con una serie di attività inframurarie. Sempre in carcere sono stati attivati corsi scolastici e corsi professionali in concomitanza ad attività culturali, ricreative e sportive che vengono svolte anche grazie alla presenza dei volontari delle varie associazioni e della Caritas.



14/9/2005 ore 15:15
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