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IL consorzio per le aree industriali di Terni, Narni e Spoleto non decolla, la "Margherita" chiede spiegazioni
La montagna pare aver partorito il classico topolino: il Consorzio per le aree industriali di Terni, Narni e Spoleto sta diventando elemento di discussione per la poca incisività economica ed occupazionale che sta avendo nei confronti del territorio. Al Consorzio erano state assegnate aree industriali di grande valore, ottimamente urbanizzate, l’ultima delle quali è stata quella dell'ex Bosco sulla Marattana, senza che però ci siano stati risultati confortanti. Poche le iniziative, scarsa l’occupazione e nessuna informazione all’esterno, verso chi vorrebbe comprendere se quello strumento, messo in piedi dai comuni e dalla regione, ha ancora ragion d’essere.
E c’è ora chi si sta attrezzando a chiedere conto di come si stanno svolgendo le cose: la Margherita di Narni vuole capire se possa aver influito la incomunicabilità dei due sindaci, Paolo Raffaelli di Terni e Stefano Bigaroni di Narni, che sembrano litigare su ogni argomento. Proprio i due comuni hanno la maggior voce in capitolo nel Consorzio, fortemente voluto da Luigi Annesi e Gianfranco Ciaurro, i precedenti sindaci: a Terni spetta il maggior peso specifico in quanto ad importanza, Narni risponde con la sua “proprietà” dei terreni.
Sino ad ora le iniziative si contano su di una mano, anche se periodicamente si parla di innovazioni miracolistiche, come quella della costruzione di una fabbrica che avrebbe dovuto produrre delle auto ad aria compressa. “Non vorremmo che fosse solo aria fritta” sostengono alla Margherita narnese. Lo strumento poteva aprire interessanti prospettive, in considerazione di due elementi importanti: il primo era la vicinanza della zona industriale con l’Autoporto di Orte, il secondo l’abitudine di "fabbrica" dei cittadini del nostro territorio negli ultimi cent’anni. Sull’Autoporto è stato detto tanto, ma non è stato mai inaugurato. La vocazione industriale del territorio potrebbe anche perdersi con la volontà dei narnesi a perseguire altre strade, quelle dello sviluppo alternativo.

11/4/2003 ore 9:40
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