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Chat, shopping, sesso e lavoro le nuove droghe degli anni 2000
Comprare cinquecento paia di jeans, oppure cento paia di scarpe. Passare ore e ore davanti al computer comunicando con sconosciuti, senza rendersi conto del tempo che passa. Ma anche rimanere in ufficio ben oltre l'orario di lavoro, o ancora rovinarsi la vita per il videopoker. Sono solo alcuni esempi di persone che hanno perso il senso della misura e, anche se non lo ammetteranno mai, sono malate. Le loro droghe si chiamano shopping, web, carriera o gioco d'azzardo, e portano a una dipendenza apparentemente innocua ma devastante. In mancanza del loro oggetto del desiderio mostrano veri e propri sintomi di astinenza: nausea, vertigini, vomito. Sono malattie sconosciute fino a poco tempo fa, ora identificate come "patologie compulsive", con sintomi precisi che provocano una costrizione a ripetere con frequenza la stessa azione. Le nuove dipendenze riguardano soprattutto lo shopping e il sesso, seguono la variante tecnologica del gioco d'azzardo, ossia il videopoker, Internet e le chat (in particolare quelle erotiche), videogames, il lavoro. L'ordine è stato definito dalla Società italiana di intervento sulle patologie compulsive (Siipac), unico centro in Italia che si occupa della diagnosi e della cura di queste patologie che colpiscono uomini e donne in egual misura, sono più diffuse al nord e nei ceti sociali medio-alti. "Certo magari lo shopping compulsivo colpisce più le donne" dice Cesare Guerreschi, direttore del Centro fondato sette anni fa a Bolzano come appendice di un'altra associazione che cura l'alcolismo "ma Internet è assolutamente trasversale". Attualmente il centro ha in cura un centinaio di persone dipendenti dalle chat erotiche, le più invasive a livello di dipendenza, una settantina di casi di shopping compulsivo, decine di persone dipendenti dalle continue e sempre più approfondite ricerche su Internet e cinque ragazzi "schiavi" delle chat. Gli esperti hanno in cura anche una trentina di persone colpite dalla dipendenza dal lavoro, per lo più uomini che ricoprono posizioni medio alte nelle aziende, e altri trenta pazienti "sessodipendenti", i più restii a curarsi "anche se secondo dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità l'incidenza di questo disagio in Italia è del sei per cento sull'intera popolazione", spiega Guerreschi. Le persone colpite da queste nuove dipendenze hanno una vera e propria schiavitù fisica e sintomi precisi: senza la "droga" avvertono nausea, mal di testa, senso di vertigine, vomito, sviluppano aggressività e atteggiamenti patologici. Annullano la loro vita e quella degli altri, come racconta Guerreschi: una ragazza di 23 anni di Venezia passava interi pomeriggi a giocare al videopoker trascurando la figlia di tre mesi finita in ospedale per una grave forma di denutrizione. Oppure il padre di famiglia, ricco, che non ha esitato a gettare, letteralmente, la figlia adolescente dalla finestra perché si rifiutava di firmargli il foglio per impegnare la casa, l'ultimo bene rimasto. Il Siipac ha anche curato direttori di banca che hanno dilapidato i loro soldi e quelli dei clienti perché non riuscivano a sottrarsi al gioco e giovani che spendevano tutto per lo shopping: uno è riuscito a collezionare 500 paia di jeans, un altro in due mesi ha comprato cento paia di scarpe. Per aiutare queste persone il Siipac ha creato anche un numero verde: 800 368 300. Spesso i medici non sono in grado di riconoscere queste nuove patologie, come racconta Guerreschi che cita la storia di un ragazzo romano che passa venti ore al giorno a chattare davanti al computer. Un'ossessione per il giovane che lontano dal computer avverte nausea, vomito, crampi, ha crisi epilettiche o presunte tali.
"Anche la bulimia e l'anoressia di questo ragazzo sono indicative" spiega Guerreschi "e soprattutto la sua aggressività che si scatena quando è lontano dalle chat". Rifiuta il contatto con la vita, "non riesce a interagire con la realtà", forse perché non la riconosce come tale, e allora spacca quello che trova a portata di mano e alza le mani sui suoi genitori. Da qualche mese è stato messo sotto osservazione: passa ancora molte ore a chattare, ma spesso chiama gli operatori del Siipac e dice "Ho bisogno di aiuto, vi prego datemi una mano". Poi magari ritorna davanti al computer a chattare con gli amici virtuali.
(Fonte La Repubblica 8 maggio 2003)

30/9/2003 ore 17:24
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