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Castello San Girolamo: la Diocesi chiede la restituzione di un milione di euro, l'opposizione teme ora per le casse comunali
Nuove ombre si starebbero allungando sulla vicenda che ha portato alla vendita del castello di San Girolamo da parte del comune di Narni. Ma stavolta non si tratterebbe di ombre giudiziare, bensì "finanziarie". A far tornare alla ribalta la vicenda è stato il quotidiano romano Il Messaggero che nella pagina di Terni ha pubblicato un articolo dal titolo: "San Girolamo, la Diocesi vuole indietro un milione". Stando a quanto ha scritto Corso Viola, redattore del Messaggero, il vescovo di Terni, monsignor Ernesto Vecchi, avrebbe "chiesto formalmente in tribunale alla società coinvolta nell'acquisto del castello di San Girolamo la restituzione di circa un milione di euro usati per comprare il maniero e mai restituiti". Resta da capire se quanto scritto dal Messaggero potrà ripercuotersi sull'amministrazione comunale di Narni, ovvero se a sua volta il Comune dovrà rimborsare parte del denaro ricevuto a fronte della vendita, o addirittura l'intero importo. A sentire il consigliere di minoranza Sergio Bruschini (Forza Italia), "l'amministrazione narnese sa bene che il rischio di dover restituire i proventi del castello sono nelle more del possibile procedimento". Bruschini aggiunge poi che "la stessa amministrazione ha nominato un legale esperto di queste pratiche, proprio per seguire tutta la complessa vicenda". "Nel mio intervento in fase di approvazione del bilancio preventivo e del consuntivo di fine anno - ha sottolineato il capogruppo di FI - ho già fatto notare che il rischio per le finanze narnesi di dover trovare il milione e settecentomila euro introitati con La vendita del castello, sono un rischio molto serio".
TUTTI PER NARNI ED IL CONTRATTO
"L’annullabilità del contratto di compravendita - dicono dal gruppo consigliare Tutti per Narni - è una forma di invalidità determinata da vizi considerati di minore gravità dal legislatore il quale ha predisposto una disciplina caratterizzata da un minor rigore. Si ha annullabilità del contratto per incapacità a contrarre di una delle parti oppure in presenza dei cosiddetti 'vizi del consenso' identificabili nell'errore, nella violenza e nel dolo. Per fare valere l’annullabilità del contratto - spiegano da TpN - è necessaria un’apposita domanda della parte interessata a far valere l’annullamento; la relativa azione non può essere rilevata d’ufficio dal Giudice e patisce un termine di prescrizione di soli cinque anni".
3/1/2014 ore 2:35
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