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Narni: venerdi 20 maggio a Palazzo Eroli inaugurazione della mostra fotografica di Veronica Morresi
Una mostra personale. La prima della sua carriera. Una mostra che rimarrà aperta fino al 29 maggio. E' la giovane e brava artista narnese Veronica Morresi a cimentarsi in questa stimolante esperienza. Il "vernissage" è in programma venerdi 20 maggio alle 18 a Palazzo Eroli, sede della mostra. "A dieci anni dal mio primo scatto fatto con una reflex - si racconta Veronica -, ho deciso di mettere un punto importante. Prima partecipando a 'Mia Photo Fair', la fiera internazione dell’immagine e della fotografia, poi organizzando la mia prima personale nella mia Narni. La mostra, che si intitola 'MoviMent', è incentrata negli ultimi cinque anni del percorso artistico che è stato caratterizzato dal mio modo di identificarmi attraverso il movimento. Non amo la staticità, il movimento non nasce da nulla: è un’analisi interiore, un esame di coscienza, il modo migliore per esternare il mio Io nella mia arte. Le opere - continua Veronica - sono come una danza, il soggetto in movimento suscita emozioni e riflessioni. Non c’è una ricerca nei costumi o nella location, è la delicatezza del movimento che deve fare da protagonista". Gli argomenti sono sezionati in: Woman, 20XX, Ecology, Labyrinth. Argomenti che variano in relazione alle questioni sociali dell’attualità. Sarà presente un catalogo con testi critici di Monica Ferrarini e la Galleria Made4Art di Milano.
DICONO DI LEI
"La ricerca artistica di Veronica Morresi - scrive in una recensione Monica Ferrarini, curatrice e critica d'arte -, supera il concetto di fotografia come pura registrazione del visibile per esplorare le potenzialità espressive del mezzo fotografico in qualità di strumento di indagine soggettiva. Non è una rappresentazione figurata, una visione documentaristica, la rappresentazione romantica di un paesaggio o lo studio di un ritratto nutrito di patos e malinconia, la sua ricerca, fondamentalmente introspettiva, diventa indagine di sé stessa, veicolo per esplorare il proprio animo e la propria intimità soggettiva: una perfetta comunione tra teoria e prassi, tra concetto e tecnica. Veronica Morresi blocca quell’istante indefinito, inenarrabile, comunicandoci l’idea di un movimento in perpetuo divenire che sottende l’idea di un tempo che è relativo. La macchina fotografica che per antonomasia tende a bloccare l’attimo qui ci restituisce qualcosa di immateriale che va oltre la normale percezione spazio-temporale. La sperimentazione della tecnica si unisce dunque a qualcosa di privato che, attraverso lo scatto, si fa condiviso e condivisibile mentre l’attenzione alle tempistiche dell’autoscatto assieme alla concettualità e allo studio del movimento danno vita ad opere fatte di raffinata espressività che si nutrono di una comunicazione non verbale di particolare impatto emotivo, dove la scomposizione della forma diventa espressione simbolica di scenari interiori, esplorazione dei propri pensieri, del proprio modo di essere e di pensare. Quello che Morresi trasmette - aggiunge la Ferrarini -, è l’idea del continuo divenire, di un qualcosa che non riusciamo ad afferrare perché è in eterna trasformazione e non arriva ad una concreta conclusione. Sono fotografie piene di dinamicità e sentimento, il cui carattere effimero, poetico ed evanescente, contrasta spesso con luoghi scarni, estremamente materiali ed essenziali. Fanno infatti da sfondo spazi asettici che tendono a concentrare l’attenzione sul soggetto e ad accentuarne l’evanescenza nella loro capacità di esprimere una condizione sospesa e la natura immateriale di un luogo impersonale. Momenti e contesti così distanti tra loro acquisiscono sotto l’occhio attento dell’artista il sapore di realtà inedite che vanno oltre il semplice racconto soggettivo per rivelare infiniti possibili racconti. La staticità della scena è in evidente contrasto con la fluidità dell’immagine che pian piano tende a scomparire per diventare elemento lirico la cui fragilità è rafforzata dall’uso sapiente della luce. Immagini fatte di un tempo che non conosce tempo, che non hanno l’ardire di dare risposte e/o soluzioni, bensì offrono canali di riflessione e l’idea di immaterialità di cui alla fine è fatto l’animo umano. Spesso - conclude la critica d'arte -,le tematiche da lei affrontate sono esplicite, come ad esempio nel caso della produzione legata al tema della pandemia o alle violenze di genere, altre volte si configurano come una personalissima indagine che la porta ad essere la protagonista dei suoi stessi lavori, in ogni caso il suo universo visuale si basa su un’analisi intima che non vuole essere autoreferenziale bensì collettiva e universale, rappresentazione impalpabile dell’Io, manifestazione dell’ineffabilità dello spirito".
20/5/2022 ore 11:43
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