Friday 10/07/2026
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Dalla Cina a Narni in bicicletta: un viaggio durato 8 mesi per il 23enne Carlo Caso atteso stasera in piazza dei Priori per una grande festa
La città si appresta a dare il bentornato a Carlo Caso, il 23enne narnese autore di una straordinaria impresa che l’ha visto attraversare mezzo mondo in bicicletta. Un viaggio lunghissimo, durato circa 8 mesi, durante i quali il giovane ha attraversato tanti paesi, mettendo alla prova le sue capacità e correndo anche dei rischi. Carlo, che è laureato in ingegneria, è figlio di due speleologi dell’Utec di Narni, Giuseppe e Valeria Cecchi, quindi la passione per le imprese difficili l’ha sicuramente ereditata dai suoi genitori. Da molto tempo egli è una delle guide di Narni Sotterranea. Il suo lunghissimo viaggio lo ha portato a percorrere in sella ad una bicicletta ben 15.000 chilometri. E’ partito dalla Cina, poi ha attraversato Vietnam, Laos, Thailandia, Kirghizistan, Tajikistan, Uzbekistan, Kazakistan, Azerbaigian, Georgia, Turchia, Grecia, Macedonia del Nord, Albania, Montenegro, Croazia e Slovenia, incontrando ambienti molto diversi tra loro: deserti, giungle e catene montuose. La lunga traversata hanno messo alla prova la sua resistenza fisica e la capacità di gestione di imprevisti, con percorsi che hanno incluso tappe in regioni remote e condizioni climatiche variabili. Nel corso del lungo viaggio Carlo ha tenuto informati i suoi follower con racconti e foto che documentavano i luoghi nei quali si trovava in quei momenti. Il giovane narnese non ha mancato di mettere in risalto gli incontri fatti con persone e comunità locali, ma anche i piccoli gesti di ospitalità e le vere e proprie lezioni pratiche apprese lungo il percorso. Questi incontri hanno contribuito a trasformare il viaggio in una esperienza di conoscenza reciproca tra culture diverse, oltre che in un banco di prova personale. “Questo – ha spiegato – è stato il mio primo viaggio in bici. Sono partito dalla Cina con un’idea semplice: tornare a casa, a Narni, pedalando. Non avevo mai fatto nulla di simile prima. Nessuna grande esperienza alle spalle, solo la voglia di capire se quella linea sulla mappa fosse davvero percorribile. All’inizio è stato tutto più mentale che fisico. Imparare a stare da solo, a gestire il tempo, a convivere con l’incertezza. Poi, chilometro dopo chilometro, è diventato naturale. In pratica sono stato sette mesi in Asia prima di rimettere piede in Europa continentale. All’inizio ho attraversato la Cina, poi il Vietnam, il Laos e la Thailandia. Lì il viaggio aveva un ritmo diverso: caldo, umidità, giornate che iniziavano presto e finivano con un piatto condiviso con qualcuno incontrato poche ore prima. Ricordo un uomo in Vietnam che mi ha fermato mentre cercavo acqua: non parlavamo la stessa lingua, ma ha insistito per offrirmi da mangiare e farmi riposare all’ombra. Sono rimasto più del previsto, senza sapere bene come ringraziarlo. In Laos una famiglia mi ha invitato a dormire sotto il tetto della loro casa su palafitte. Abbiamo cenato insieme, seduti per terra, scambiandoci sorrisi più che parole. In Thailandia, invece, erano spesso piccoli gesti: qualcuno che si fermava per chiedere se avessi bisogno di qualcosa, un negoziante che mi riempiva le borracce senza voler nulla in cambio. Poi è arrivato un cambio netto. Kyrgyzstan, Tajikistan, Uzbekistan, Kazakistan. Strade lunghe, vento, distanze vere. Lì la fatica si sentiva di più. In Tajikistan, lungo una strada isolata, un camionista si è fermato solo per offrirmi del tè caldo. In Uzbekistan, invece, sono stati dei ragazzi incontrati per caso a insistere perché mi fermassi con loro a mangiare un gelato per poi invitarmi a casa loro per cena. Dopo di lì mi sono spostato in Azerbaijan, quindi in Georgia, Turchia, quindi i Balcani e finalmente l’Italia. Questo lungo viaggio – continua Carlo -, mi ha fatto capire che in un mondo in cui spesso si parla più di guerra che di pace, pedalando giorno dopo giorno ho cercato l’umanità. E l’ho trovata ovunque. Non nei grandi gesti, ma nelle cose semplici: acqua offerta senza chiedere nulla, un invito a sedersi, qualcuno che si ferma solo per assicurarsi che tu stia bene. Viaggiando così, lento, senza filtri, ti accorgi che le persone sono molto più simili di quanto sembri. Cambiano le lingue, le abitudini, i paesaggi. Ma certi gesti restano uguali. Questo viaggio è partito come una sfida personale. Capire se fossi in grado di arrivare fino in fondo. Ma lungo la strada è diventato altro. Un modo per vedere il mondo da vicino, senza intermediazioni. E per rendermi conto che, nonostante tutto, c’è molto più spazio per la gentilezza di quanto pensiamo”. Oggi pomeriggio, dunque, Carlo Caso tornerà a casa, nella sua Narni. Alle 18 farà il suo ingresso in piazza dei Priori. Sotto al palazzo comunale saranno in tanti ad accoglierlo festosi. In testa ci saranno le autorità comunali che ringrazieranno questo giovane ragazzo che ha portato la bandiera di Narni in decine di paesi così lontani da qui. Carlo si riposerà poi per qualche giorno, ma di sicuro lo ritroveremo molto presto nei sotterranei di Narni a fare da guida a turisti provenienti chissà da dove. E lì non mancheranno le cose da raccontare.
10/7/2026 ore 2:45
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