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Pronta la copia dell'altare della chiesetta di San Martino a Taizzano, l'originale verrà trasferito a Palazzo Eroli
Prima la nuova campana, poi i capitelli della facciata esterna, ora l’altare. La chiesetta di San Martino a Taizzano, grazie all’impegno del comune, di molte associazioni e del contributo dei cittadini, sta sempre di più riacquistando il suo volto originale. Le ingiurie del tempo e l’ignobiltà di qualche malfattore, che con gesto sacrilego aveva trafugato tutto quello che c’era da portar via, aveva fatto si che nell’antica chiesa c’era rimasto ben poco ed il comune ha fatto appena in tempo a mettere in salvo i reperti più preziosi. Tra questi un altare di epoca longobarda, realizzato interamente in marmo: “Un vero e proprio gioiello-spiega Roberto Nini responsabile comunale dei beni architettonici e monumentali del territorio-che a suo tempo abbiamo trasferito presso l’ex auditorium di San Domenico proprio per evitare che a qualcuno venisse la voglia di rubarlo”. E per stare più sicuri il comune ha deciso che quell’altare non tornerà mai più dentro alla chiesa di San Martino, ma verrà invece custodito nei locali di Palazzo Eroli, insieme a quelle che sono le maggiori opere artistiche di Narni. “Stiano tranquilli gli abitanti di Taizzano-avverte Nini-perché al museo di Palazzo eroli lasceremo l’originale, ma dentro alla chiesetta installeremo una copia perfetta che stiamo realizzando proprio in questi giorni”. Ed infatti da un paio di settimane i restauratori della “Arianova 999” di Roma sono al lavoro per fare la copia dell’altare, “che sarà praticamente uguale all’originale-spiega Simone De Turres l’esperto nell’arte del restauro che opera in città da ormai diversi anni-e che quindi richiede un impegno molto particolare proprio per la fedeltà con la quale si debbono riprodurre i dettagli delle varie incisioni che compongono il disegno della parte frontale dell’altare”. De Turres e la sua collega stanno realizzando tutto manualmente, sia pure utilizzando dei martelletti pneumatici che hanno delle punte speciali in vidia: “abbiamo dovuto per forza di cose riportare a mano il rilievo dell’originale, facendo attenzione a rispettare rigorosamente le proporzioni. E’ un lavoro di pazienza, ma alla fine la copia sarà praticamente identica all’originale”. Per rispettare quanto più possibile la somiglianza con l’altare originale i restauratori utilizzeranno anche delle tecniche per anticare il marmo in modo tale che i vari blocchi che compongono l’altare assumano delle tonalità di colore che lo faranno sembrare vecchio quanto quello autentico. A proposito del marmno usato per fare la copia De Turres ci tiene a sottolineare che si tratta di 9 blocchi per un peso complessivo che si aggira intorno ai 1.500 chilogrammi: “Abbiamo utilizzato marmo bianco e travertino” ed ogni blocco pesa quasi due quintali e mezzo”.
2/11/2004 ore 4:19
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