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Otricoli:un medico del posto nell'equipe che ha operato il Papa
Oggi come all’inizio della professione Giovanni Almadori, otorino presso il policlinico “Gemelli” di Roma, ha realmente preso il giuramento di Ippocrate come guida alla sua professione. “Giuro di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita e il sollievo della sofferenza; di curare tutti i pazienti con eguale scrupolo e impegno prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica” non è mai stata per lui solo una vuota formula. Quando giovedì sera il professor Giovanni Almadori ha fatto parte dell’équipe che ha sottoposto il Santo Padre Giovanni Paolo II a una tracheotomia, ha semplicemente dato il meglio di se, proprio come fa con qualsiasi paziente. Cresciuto in una famiglia cattolica e anche lui fervente praticante, forse giovedì sera, mentre sul tavolo operatorio era steso il Papa, una dose di apprensione in più del solito l’ha avuta. Ma questo lo si può solo immaginare, dato che tutto il personale del policlinico non può rilasciare dichiarazioni di alcun tipo. E anche se avesse potuto, non lui avrebbe enfatizzato quel momento. Un intervento quello di giovedì sera che arriva dopo numerosi sacrifici e un impegno costante come medico. Laureatosi in medicina a Perugia, ha successivamente scelto la specializzazione in otorinolarigoiatria. Oggi all’attività in corsia il professor Almadori affianca la docenza all’Università del Sacro Cuore ed è relatore in molti convegni internazionali. Recentemente ha trascorso diversi mesi negli Stati Uniti per portare avanti una specializzazione. Il professor Giovanni Almadori è molto conosciuto in zona. Pur vivendo a Roma da circa quindici anni, quando è arrivato al policlinico “Gemelli” seguendo il professor Maurizio Maurizi con cui collaborava già presso l’ospedale di Perugia, ha mantenuto stretti legami con Otricoli, dove mantiene tuttora la residenza, e con l’Umbria. E proprio qui torna appena riesce a liberarsi dai suoi impegni professionali per ritemprarsi nel verde delle colline e tra il calore degli amici di vecchia data. In zona, d’altra parte, è molto conosciuto e stimato per la sua professionalità e per la sua umanità. “E’ molto più di un semplice medico. Con lui si instaura un rapporto privilegiato. E’ disponibile in qualsiasi momento e la tua sofferenza sembra anche la sua” raccontano i suoi pazienti. E il legame medico-paziente è ben evidente nelle sue azioni quotidiane. Rientra nella normalità, infatti, che il professor Giovanni Almadori resti in ospedale ben oltre il termine del proprio turno e, prima di tornare a casa, faccia un ulteriore giro di corsia per controllare che tutto proceda nel verso giusto e per fermarsi a parlare con i propri pazienti e con i loro familiari. Per lui il malato è molto più di un semplice numero di letto, è un uomo. Proprio per questo ama approfondire la conoscenza con il paziente anche oltre il quadro clinico. Un rapporto quello che ha con i suoi pazienti che dura molto oltre il semplice periodo di degenza o dei controlli. Nel momento in cui dovesse sorgere un qualsiasi problema a uno di loro, lui è sempre disponibile, pronto a rientrare in ospedale anche semplicemente per essere al suo fianco. “Non faccio nulla di speciale, solo il mio dovere” direbbe, come è nel suo carattere, se potesse parlare.
Laura Proietti
26/2/2005 ore 15:00
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