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Problemi di democrazia
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Marco
Inviato il: 10/9/2013, 19:01


UTENTE IN PROVA


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Ferdinando Imposimato (1936), Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, durante gli anni di piombo è stato giudice istruttore di noti processi, tra cui il rapimento di Aldo Moro e l’omicidio di Vittorio Bachelet. Molto attivo fino a pochi giorni fa su Facebook in difesa della Costituzione, denuncia che ignoti lo avrebbero censurato. Ho avuto modo di seguire molte sue lezioni di procedura penale, l’ho intervistato, ci ho potuto scambiare opinioni su tragici fatti di cronaca giudiziaria. In poche parole ho appreso molto, per questo, nel mio piccolo, intendo contribuire a divulgare la sua denuncia per quanto accaduto. Riporto qui di seguito introduzione e collegamento alla lettera da lui inviata all’Agen Parl (Agenzia Parlamentare per l’informazione politica ed economica).

«Gentile Direttore, La informo che "ignoti" hanno da tre giorni, bloccato il mio account Facebook e quello dell'ingegnere Niccolò Disperati , mio amministratore su facebook . Credo si tratti di un attacco doloso da parte di chi vuole farmi tacere. Ma io continuerò a parlare e a dialogare con i giovani e i lavoratori, ai quali va il mio pensiero solidale e amichevole. Per questo mi scuso con i miei amici di facebook - oltre 22.000,- poiché sono nella impossibilità di comunicare con loro, e di formulare le mie valutazioni sull'azione del Governo , sulle priorità da rispettare e sul pericolo gravissimo di stravolgimento della Costituzione, che sta avvenendo nella indifferenza generale, come oggi ha ricordato il costituzionalista Alessandro Pace. Ricordo che Aristotele scrisse, nel 450 AC, che "occorre difendere la Costituzione, standole vicino". E aggiunse "quelli che si danno pensiero della Costituzione devono procurare motivi di timore in modo che i cittadini siano in guardia e non allentino la vigilanza intorno alla Costituzione". Questo pensiero è di una attualità impressionante. Avevo cominciato a creare allarme, ma è quello che mi è stato impedito di fare». La lettura prosegue qui.

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La reale differenza fra chi giustifica e chi condanna gli atti terroristici è del tutto politica, non ha nulla a che fare con la fede personale (cfr. Esposito e Mogahed, 2009).
 
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