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Narni: il commercio nella periferia è in crisi, il consigliere Capotosti chiede incentivi e agevolazioni per chi ha un'attività nelle frazioni
Sono quasi trecentocinquanta le attività commerciali presenti su tutto il territorio narnese, di queste più di un terzo sono collocate nei centri della periferia. Tolto il centro storico, dove negli ultimi anni una forte crisi ha messo al tappeto il commercio, e l’abitato di Narni Scalo, dove è concentrato il grosso delle attività, il resto è distribuito nelle frazioni, anche se poi la media è difficile farla in quanto non esistono termini di paragone tra un piccolo borgo come Sifone, dove non c’è più neanche la bottega degli alimentari, e San Liberato dove tra bar, ristoranti, alberghi e stazioni di servizio, sono numerosissime le attività insediate in quella zona specifica del territorio. La congiuntura ha colpito forte anche la periferia, soprattutto i piccoli borghi dove sono in molti ad aver abbassato la saracinesca negli ultimi tempi. Per dare ossigeno a queste attività e per tentare di favorire l’insediamento di nuovi esercizi commerciali nella periferia, il consigliere della Margherita Gino Capotosti ha chiesto al sindaco di attivarsi affinché vengano agevolati quei cittadini che volessero ampliare la propria attività o rilevarne delle altre. “Allo stato attuale-attacca Capotosti-ogni centro frazionale del comune di Narni risulta essere dotato di almeno un esercizio commerciale di generi vari; di questi esercizi sono spesso titolari dei soggetti prossimi all’età pensionabile, appare molto probabile, dunque, che in molti casi, laddove non intervengano parenti o altri cittadini pronti a rilevare l’attività, sia inevitabile la chiusura dell’esercizio con relativi disagi che si ripercuoterebbero sul territorio. L’amministrazione-insiste Capotosti-ha l’obbligo di intervenire prima che questo accada perché, in caso di ulteriori cessazioni di attività commerciali nelle frazioni, i primi a subire i disagi sarebbero proprio gli anziani che non avrebbero più la possibilità di acquistare i generi di prima necessità nel piccolo negozio sotto casa. Quello che mi sento di proporre al comune è l’istituzione di un contributo in conto capitale da riconoscere ai titolari di questi esercizi o incentivi fiscali che vadano a vantaggio di quei soggetti che rilevino le attività commerciali site nelle frazioni o ne aprano addirittura di nuove. Questo per evitare che in tempi nemmeno tanto lontani le nostre frazioni rimangano prive di negozi e di quei servizi di prima necessità commerciale che hanno permesso sino ad oggi alle comunità dei centri minori di disporre di una propria autonomia”.
30/6/2004 ore 16:44
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