Venerdì 28/02/2020
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La storia di Angelo Leonardi, militare narnese che il 12 febbraio 1944 perse la vita nel naufragio del piroscafo "Oria"
Una bella storia. Piena di amore e di malinconia. Partiamo da una data, quella del 12 febbraio del 1944. Fu in quel giorno che, al largo delle coste calabresi, avvenne una delle tragedie del mare più gravi della storia. Parliamo del naufragio del piroscafo "Oria", una imbarcazione norvegese della seconda guerra mondiale, che provocò la morte di oltre 4.000 prigionieri italiani. Si tratta di uno dei peggiori disastri navali della storia dell'umanità; il più grave mai registrato nel Mediterraneo. L'Oria era tra le navi scelte per il trasporto dei prigionieri italiani. L'11 febbraio del 1944 il piroscafo era partito da Rodi, scortato da alcune torpediniere e diretto al Pireo. A bordo c'erano - stando ai dati presi dalla Rete - 4.046 militari internati, 90 tedeschi di guardia e l'equipaggio. L'indomani, colto da una tempesta, il piroscafo naufragò, dopo essersi infranto contro l'isolotto di Patroclo, presso Capo Sunio, chiamato anche Capo Colonna. I soccorsi, ostacolati dalle pessime condizioni meteorolgiche e giunti pertanto il giorno seguente all'incidente, consentirono di salvare solo una cinquantina di superstiti. Tutti gli altri persero la vita. Qui inizia la storia che, grazie ad Alfredo Petrini, ora vi raccontiamo. "A bordo dell'Oria - spiega Petrini -, c'era un narnese: Angelo Leonardi, giovanissimo militare che abitava con i suoi famigliari ad Itieli. La mamma di Angelo, Sestilia Nevi, saputo della tragedia, non volle rassegnarsi al fatto che il suo amato figliolo fosse tra le migliaia di soldati periti nel naufragio, così dal giorno della tragedia si mise alla ricerca di informazioni che le permettessero di sapere quale destino fosse toccato al proprio figlio. All'epoca però, non c'erano i mezzi di comunicazione di oggi e dunque riuscire a fare delle indagini non era per niente facile. L'amore di Sestilia per quel figlio dichiarato 'disperso', era al di sopra di ogni altra cosa e quando alcuni anni dopo (siamo negli anni '50), attraverso una trasmissione radiofonica Sestilia venne a sapere che a Genova c'era un uomo che figurava tra i supertisti del naufragio dell'Oria ma che aveva però perso la memoria, lei non esitò un attimo: prese su alcune cose e, dopo un lungo viaggio, raggiunse il capoluogo ligure. Qui riuscì ad incontrare lo 'smemorato'. Sestilia, però, non lo riconobbe per i suoi tratti estetici, chiese allora all'uomo di fargli vedere se avesse sul proprio corpo una cicatrice che il suo Angelo si era fatto da ragazzo. Quella cicatrice, purtroppo, non c'era e Sestilia capì che quell'uomo non era su figlio. Torno ad Itieli ma non smise di continuare la sua ricerca. Voleva a tutti i costi ritrovare i figlio che veniva ancora considerato fra i dispersi di quella immane sciagura. Gli anni passavano e Sestilia, che era nata negli ultimi anni del 1800, si andava sempre di più invecchiando. Questa buona donna - ricorda Alfredo Petrini -, che io ho avuto la fortuna di conoscere quando da giovane avevo preso a frequentare Itieli in estate con la mia famiglia, non si dava pace. Alla fine Sestilia se ne è andata, con nel cuore la convinzione che il suo Angelo fosse ancora vivo e risultasse nell'elenco dei dispersi. Questa mamma dal grandissimo cuore, ha sperato fino all'ultimo che suo figlio fosse da qualche parte, magari che avesse davvero perso la memoria e che non ricordasse più nulla del suo passato e che, dunque, per questo, non era stato in grado di tornare da lei. La verità, questa dolce vecchina, non ha fatto in tempo a conoscerla. Per caso fui però io, qualche anno dopo - ricorda Alfredo Petrini -, a scoprirla. Successe per caso, guardando un programma in televisione. Mi colpì la telefonata di un signore di Bologna, che chiedeva aiuto ai telespettatori dicendo che era alla ricerca dell'elenco delle persone imbarcate sull'Oria quel fatidico 11 febbraio del 1944. Mi misi all'opera e qualche tempo dopo, riuscii a mettermi in contatto con questo signore, il quale nel frattempo era riuscito ad avere l'elenco completo delle persone imbarcate sul piroscafo affondato, compresa la lista dei superstiti. Purtroppo il nome di Angelo in quest'ultimo elenco non c'era. Capii che il nostro giovane concittadino non ce l'aveva fatta. E' calato così un velo di tristezza su questa struggente storia che ha visto un nostro concittadino perdere la vita in mare, mentre veniva deportato nei campi di concentramento tedeschi". Ci piace aver raccontato la storia di Angelo Leonardi e ringraziamo Alfredo Petrini che ci ha permesso di ricordare la figura dolce di Sestilia che, con straordinario amore di madre, ha sperato fino all'ultimo che il suo giovane figlio si fosse salvato.
12/2/2020 ore 5:55
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