Venerdì 06/12/2019
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Il sindaco Bigaroni riafferma le sue convinzioni riguardo alla necessità di realizzare un ospedale unico tra Narni ed Amelia
Il sindaco di Narni, Stefano Bigaroni, torna ancora una volta sulla questione dell'ospedale unico di Cammartana. Lo fa dopo aver letto le dichiarazioni del cardiochirurgo Alessandro Pardini del "S.Maria" di Terni, il quale ha affermato che sarebbe molto più opportuno potenziare l'azienda ospedaliera ternana, piuttosto che spendere tanti soldi per fare un nuovo ospedale tra Narni ed Amelia.
"Ospedale comprensoriale di Narni e Amelia. Tema o problema? - si chiede Bigaroni -. O meglio, problema per chi e perché? Questo mi pare il punto. Vorrei fissare subito tre concetti per sgombrare il campo da un equivoco di fondo. Primo: sostenere che per risolvere i problemi strutturali del nosocomio ternano e della rete sanitaria della bassa Umbria basti annullare la costruzione del nuovo ospedale e destinare i fondi previsti per il Santa Maria, è tanto suggestivo e di facile presa nell’opinione pubblica ternana quanto demagogico. Secondo: il nuovo ospedale comprensoriale non è, come qualcuno vorrebbe far credere, un eccentrico desiderio di qualche sindaco capriccioso e spendaccione, ma è un’opera di razionalizzazione e accorpamento di due strutture esistenti che fanno riferimento non soltanto ai cinquanta mila abitanti dell’area narnese amerina ma che, soprattutto Narni, attraggono una mobilità attiva assai consistente dall’alto Lazio, e potenzialmente moltiplicabile se la struttura fosse in grado di rispondere alla domanda. Strutture, quindi, che lavorano anche ora a pieno regime, pur nelle difficoltà e l’inadeguatezza, e con soddisfazione degli utenti che le scelgono, soprattutto per alcune tipologie, con difficoltà sovente di trovare posti letto liberi. I dati sono disponibili per quanti volessero approfondire. Terzo: la realizzazione del nuovo ospedale, com’è scritto negli ultimi due Piani sanitari regionali, negli accordi di programma, nelle delibere della Regione e della ASL, dal 2004 in avanti, e negli studi di fattibilità, non è una spesa o uno spreco, come si vorrebbe far credere oggi che il governo impone tagli alle regioni, ma è un investimento finalizzato all’accorpamento delle due vecchie strutture esistenti proprio per migliorare la qualità della rete dei servizi sanitari pubblici nel territorio e produrre, a medio termine consistenti risparmi. In questi otto anni che svolgo la funzione di sindaco della città di Narni - continua Bigaroni - ho visto succedersi Direttori generali della Asl, direttori dell’azienda ospedaliera, sindaci di Terni e Amelia, tanto che credo di poter aver chiari più di altri, per continuità di mandato e memoria storica, il contesto, le motivazioni, le strategie politiche che hanno spinto la Regione dell’Umbria, la Asl n. 4, la Provincia di Terni e i Comuni di Narni e Amelia a fare tale scelta. Scelta che, sarebbe quasi superfluo ricordarlo se in troppi non facessero finta di dimenticarlo, è inserita nei documenti di programmazione e negli atti delle principali istituzioni competenti e avallati dagli organismi della rappresentanza democratica negli ultimi sei anni, compresi i due piani sanitari regionali. Non solo, l’iter è andato avanti con la progettazione e gli atti amministrativi conseguenti relativamente alle aree dove sorgerà la nuova struttura (messa a disposizione gratuitamente dal Comune di Narni) e alla destinazione delle sedi attuali. Esiste inoltre, com’è noto, un Documento di programmazione sanitaria regionale: sono pienamente condivisibili le riflessioni culturali, sociologiche e politiche in esso contenute, come premessa per l'individuazione di un modello di sanità per l'Umbria, nel contesto dei mutamenti previsti dalla riforma del federalismo fiscale in atto e nel quadro delle risorse disponibili nel prossimo triennio. Non dobbiamo infatti dimenticare, al meno che i nuovi vertici regionali vogliano ribaltare questa impostazione sin qui cardine del governo umbro, che la Sanità pubblica, quella che deve garantire un livello minimo di prestazioni uguali per tutti a prescindere dalla capacità contributiva del singolo, è un valore di civiltà, al quale non si dovrà mai rinunciare. La sanità pubblica deve saper rispondere alle richieste di cura delle persone e non alle esigenze di campanile, o di carriere di medici o di politici, né tanto meno come bacino occupazionale. Oggi, è più che evidente a tutti che la Sanità pubblica, nella sue articolazioni territoriali, deve accettare la sfida del federalismo fiscale e puntare sull'efficienza e sulla qualità. Alla Regione Umbria va il merito di non aver atteso passivamente gli eventi, ma di avere svolto un serio lavoro di programmazione, razionalizzazione dei costi, valutazione degli standard qualitativi, con scelte anche molto coraggiose. Il concetto di rete, ad esempio, è centrale nel modello umbro, al contrario di altre opzioni che invece preferirebbero l'accentramento, più o meno bipolare a seconda che lo si guardi dall'acropoli perugina o da Colle Obito. Noi riteniamo che la rete formata dalle quattro aziende territoriali, dalle due aziende ospedaliere e un da numero ridotto di ospedali di comunità, nuovi, accoglienti e tecnologicamente in grado di fornire prestazioni adeguate alle richieste di bassa e media specializzazione, possa rispondere agli obiettivi che la comunità regionale si pone. Tutto il sistema umbro, non solo quello provinciale, deve essere appunto organizzato a rete, con le due aziende ospedaliere sempre più punti avanzati nella ricerca, nella didattica universitaria e nell'alta specializzazione, in grado di aumentare anche la competitività su scala interregionale e far salire il saldo attivo di mobilità. Mi chiedo, chiedo ai nostri cittadini che si aspettano risposte ai loro bisogni e che non possono subire le schizofrenie della politica, cosa è cambiato di colpo nelle nostre strategie regionali? La crisi, la finanziaria, i tagli? Non mi sembra che le obiezioni che ho ascoltato a più riprese, anche oggi, mettano questo tema al centro. Sembra più che altro un assist per avviare un’azione d’attacco. In ogni caso, alla fine dirò brevemente alcune cose sul quadro economico. Le voci contrarie al nuovo ospedale di Narni e Amelia provenienti dal Santa Maria e dagli ambienti sanitari e politici ternani - dichiara Biogaroni - ci sono in verità da tempo, con varie tesi suffragate da ragioni che in democrazia è giusto esprimere e difendere. Intendiamoci con franchezza, da Sindaco di Narni, dico che se volessimo guardare al campanile, noi potremmo anche affermare che una nuova mega struttura dell'azienda ospedaliera a Maratta, a cavallo fra Terni e Narni, sarebbe non certo un problema per la nostra città, ma è dimostrato e dimostrabile che tale soluzione, ammesso che fosse realizzabile, non risponderebbe al concetto di diversificazione, rete, integrazione fra servizi ospedalieri e non, fra bassa, media e alta specialità, nel quadro dell'assetto della nostra provincia. Crediamo che in nessun settore strategico (sanità, servizi industriali, turismo, commercio ecc.) possa funzionare una visione del capoluogo di Provincia auto referente e autosufficiente, altrimenti si commetterebbe lo stesso errore che, su scala regionale, molti ternani imputano a Perugia, o no?". "Noi vorremmo - continua Bigaroni - un capoluogo capace di svolgere con convinzione il suo ruolo di traino nel territorio, capace di aprirsi e investire sull'integrazione delle politiche di area vasta, come faticosamente stiamo tentando di fare negli ultimi anni. È seguendo questa direzione che riusciremo ad affrontare questioni decisive come l'uso del territorio in funzione dello sviluppo economico e della qualità dell'ambiente e della vita, strettamente legati alle risorse necessarie per sostenere il welfare e favorire la prevenzione, che è la prima e più importante delle cure, ma non intendo dilungarmi su questo. Vorrei tornare sull’aspetto finanziario. L’ospedale comprensoriale, come previsto e progettato, ha le caratteristiche di un ospedale di territorio, con 135 posti letto più alcune decine per la riabilitazione, questi ultimi rispondenti ad un reale bisogno nel territorio soggetto a mobilità passiva e collocati presso il nuovo ospedale proprio per garantire la continuità tra cure e riabilitazione, con notevoli vantaggi gestionali, logistici e di efficacia. Il costo previsto nel progetto preliminare è di 35-37 milioni di euro, in queste settimane c’è un balletto di cifre sulla stampa che vorrebbero nel definitivo una lievitazione fino a 50 milioni, perché ? La regione ha già stanziato la sua parte, circa 17 milioni di euro, mentre il resto arriverà da un mutuo contratto dalla ASL n. 4, che, a differenza di altre, è in certificate condizioni di poterlo fare, e dalla vendita delle due attuali sedi e di alcuni terreni. Qualcuno sostiene che la dismissione di questi beni non riuscirà a portare in cassa i dieci milioni stimati, può essere, ma vorrei evidenziare che, oltre agli immobili, sono i terreni in questione ad essere assai appetibili al mercato e probabilmente in grado di portare anche maggiori introiti. Vorrei, infine, che non si dimenticasse che il terreno dove sorgerà l’ospedale comprensoriale, in località Cammartana, in una posizione strategica a ridosso del Rato, non costerà nulla alla ASL, ed essendo il sito di una cava dimessa l’intervento costituirà anche un’operazione di recupero ambientale di notevole interesse paesaggistico, architettonico. Siamo dunque sempre disponibili - conclude Bigaroni - ad un confronto serio e documentato con tutti, lasciando da parte posizioni aprioristiche o spunti umorali, ma con altrettanta fermezza non possiamo certo consentire che si faccia finta di cominciare ora e che gli impegni presi democraticamente dalle istituzioni umbre con i cittadini siano carta straccia".
13/6/2010 ore 0:31
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