Giovedì 02/07/2020
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I cacciatori di Narni, Calvi e Otricoli si dichiarano contro le "invasioni" che alcuni "cinghialari" laziali stanno compiendo nei loro territori
Cacciatori sul piede di guerra. Arrivano squadre di “cinghialari” da fuori regione che minacciano seriamente di rompere gli equilibri che erano stati raggiunti dopo anni di lotte tra cacciatori ed agricoltori del comprensorio narnese. Sono più di 1.500 i cacciatori in possesso della licenza che risultano iscritti alle varie associazioni venatorie e che risiedono nei comuni di Narni, Calvi dell’Umbria ed Otricoli. Essi appartengono alla categoria di cacciatori “semplici” di coloro cioè che sono soliti dedicarsi alla caccia di uccelli migratori e vacanti, selvaggina di piccola taglia, insomma, niente a che vedere con la caccia al cinghiale che viene praticata con mezzi e modalità diversi. La “guerra” tra cacciatori nasce proprio da queste differenze. Accade così che le squadre di “cinghialari” del posto, ce ne sono 5 a Narni, 3 a Calvi ed 1 a Otricoli, si trovino all’improvviso minacciate dal rischio che nei settori del comprensorio narnese, dove da sempre esse hanno organizzato delle battute in piena collaborazione con i cacciatori di uccelli, arrivino gruppi da fuori regione che vanno a destabilizzare una situazione che mai come oggi è stata di grande armonia. “Abbiamo impiegato anni a metterci d’accordo tra di noi e con gli agricoltori che si lamentavano dei danni che involontariamente provocavamo alle loro colture ed ora arrivano squadre da Rieti e da Roma a buttare tutto a gambe all’aria”, si lamentano in coro i cacciatori narnesi. Ed ancora: “Abbiamo trascorso l’estate a portare quintali di granaglie e fusti pieni d’acqua nelle zone collinari dove ci sono cinghiali per dare loro da mangiare – spiegano i cacciatori – non ci sembra giusto che ora arrivi gente da fuori ed abbatta animali che noi abbiamo governato”. Il problema è anche un altro: i cacciatori di cinghiali hanno una sorta di priorità e basta che una o più squadre arrivi il giorno prima a segnare un settore con le proprie bandierine ed ecco che la mattina dopo, dalle 10 al tramonto, nessun altro cacciatore può esercitare la stessa attività su quel territorio. “Il regolamento della Regione fa acqua da tutte le parti – spiega il consigliere regionale Torquato Petrineschi (FI) da sempre al fianco dei cacciatori della zona -, quindi è necessario rivederlo. In questo momento si vive in un regime di anarchia e dunque ognuno può fare quel che vuole. Ad esserne penalizzati sono i nostri cacciatori che pagano regolarmente la loro licenza ma non sono tutelati. E’ necessario identificare le squadre che praticano la caccia al cinghiale al territorio ed evitare che accada il contrario. In questo senso deve essere la Provincia di Terni a concedere alle squadre che vengono da fuori solo alcuni settori e non tutto il territorio come sta invece accadendo ora”.
7/10/2005 ore 5:22
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