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Aia e San Liberato: due laghi trascurati da tutti nonostante siano considerati delle piccole oasi naturali
Due laghi uniti da un comune denominatore. Quello delle ricchezze faunistiche che possiedono. Il lago Aia e quello di San Liberato, distano una quindicina di chilometri uno dall’altro ed entrambi sono stati costruiti artificialmente tanto tempo fa. Il primo si trova in una zona decisamente più verde, nascosta dietro alle colline che dividono la piana di Terni dalla vallata che ospita numerose fabbriche della zona industriale di Vascigliano, l’altro è praticamente attaccato agli stabilimenti del polo chimico di Nera Montoro. Pare dunque molto strano che in questi due invasi si trovino decine di razze di uccelli, pesci, mammiferi e rettili, alcune di una certa rarità. Eppure è così. Il lago Aia è di modeste dimensioni (80 ettari di superficie) ma ospita una ricca e numerosa avifauna acquatica, che vi sverna in grandi quantità. Migliaia di folaghe ed anatre di varie specie si raccolgono nelle sue acque ricche di cibo, centinaia di cormorani e alcune migliaia di gabbiani comuni insieme ai gabbiani reali, le gavine, gli svassi maggiori, i tuffetti vi svernano regolarmente. E’ veramente un grande spettacolo naturale quello che si pone agli occhi di un osservatore nel tardo pomeriggio invernale, quando migliaia di uccelli giungono sul lago per la sosta notturna. Sul lago sono stati osservati smergi minori, fistioni turchi, volpoche, svassi piccoli e oche selvatiche. Vi nidificano abbondantemente lo svasso maggiore, la folaga, il germano reale, il tarabusino, il porciglione, la gallinella d’acqua, più occasionalmente il corriere piccolo. Tanto tempo fa venne avvistata persino una coppia di cigni reali, che ha tentò senza successo la nidificazione. Il lago di San Liberato si trova a poche centinaia di metri dal fiume Tevere e quindi dal confine con il Lazio. L’invaso nacque nel 1953 attraverso lo sbarramento del fiume Nera che venne effettuato a scopi idroelettrici dall’Acea. Esso ha una estensione originaria di circa 100 ettari e una capienza potenziale di 6 milioni di metri cubi di acqua; nel corso degli anni il lago ha subìto l'evoluzione tipica dei bacini di origine artificiale. L'accumulo di sostanze inorganiche e organiche, trasportate dal fiume e dall'origine talora industriale, hanno determinato un notevole interrimento e conseguente eutrofizzazione dei bacino che ora presenta i punti di massima profondità (circa 6 m) in corrispondenza dei vecchio corso dei fiume. Anse, meandri, rallentamenti in presenza di curve od ostacoli naturali, determinano la formazione di ambienti talora molto interessanti occupati da una flora e una fauna molto diversificate e frequentate anche per la nidificazione da specie ornitiche interessanti. Ci sono anche numerosi esemplari di anfibi: le rane verdi, il rospo comune e la raganella. Varia anche la popolazione di rettili; tra loro si annoverano: la natrice dal collare, il biacco, il saettone, la vipera aspide, la lucertola dei muri e l’orbettino. La fauna ittica, scomparsi solo negli anni settanta gli ultimi esemplari di trota fario e di luccio pur presenti nel fiume molto più a monte, comprende attualmente: la tinca, lo scardolo, il caranio, la carpa, l’anguflia, lo spinarello, le alborelle ed il cavedano. All'interno di questa varietà biologica, per certi aspetti ancora ben rappresentata ed in buono stato di conservazione, non potevano mancare i mammiferi e gli uccelli: sono comuni l'istrice, il tasso, la volpe, la faina, la donnola, la nutria, il cinghiale e qualche esemplare di martora. Ricca e varia è la popolazione di “micromammíferi”, attestata dalla frequenza di rapaci notturni come il barbagianni, l'allocco, la civetta e d'inverno anche il gufo comune. Sono invero circa 170 le specie di uccelli censite nel corso degli anni, alcune solo occasionalmente, altre in maniera regolare in migrazione, nidifícanti o sventanti. Questo lago sarebbe dovuto diventare un’oasi, ma a distanza di anni i progetti di Provincia e Comune sono rimasti chiusi nei cassetti e oggi persino i sentieri, una volta tracciati e ben visibili, oggi si sono ricoperti di vegetazione e dunque risulta anche impossibile fare delle escursioni sulle sponde di questo suggestivo bacino.



21/4/2011 ore 1:00
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